Il Topo

Sara Cerri

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Coaching narrativo

 

Il Topo

 

Il mio racconto Il Topo, che segue, inserito nella raccolta Una donna da mare, libro pubblicato da Gazebo edizioni, Firenze 1997, fa parte dello spettacolo teatrale Bambini a dondolo di Giulio Cavalli. Lo spettacolo è un monologo teatrale molto forte dedicato a un fenomeno mondiale che sembra non conoscere confini. Lo spettacolo è co-prodotto dalla ong Intervita, che ha lanciato una campagna contro il turismo sessuale. Lo spettacolo è visibile per intero a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=a498-Du17Y0

 

 

 

IL TOPO

 

Era il topo.

Era il topo per il suo muso a punta, gli incisivi sporgenti e gli oc-chi tondi che teneva strizzati contro il sole.

Era il topo, piccola e abbronzata, per quel suo correre senza posa tra un ombrellone e l'altro come schivasse le trappole, chissà che trappole, chissà dove, che solo lei vedeva.

Quell'estate il topo con il suo muso a punta, gli incisivi sporgenti e gli occhi tondi che teneva strizzati contro il sole, piccola e abbronzata, con il suo correre senza posa tra un ombrellone e l'altro a schivare le trappole che solo lei vedeva, aveva messo le forme di donna: un seno tondo e un sedere ritto.

Nessuno aveva tolto al topo il diritto d'indossare un pantaloncino soltanto sulle nuove forme di donna per giocare al giro.

Il giro era di tutti, il topo e gli amici, attorno al tavolo da tennis con le racchette in mano, a lanciare la palla; ma il giro voleva che chi per tre volte lasciava cadere la palla uscisse, e che qualcuno segnasse i punti.

Il Sussi, alto e biondo, era il segnapunti. Alto, biondo, con gli occhi al cielo, sempre in chiesa la domenica, Sussi ascoltava il mangiadischi e segnava i punti; ma quel giorno giocò.

Segno io. Volete. Disse uno, vecchio. Era un vecchio che spesso passava sul mare, spesso seguiva il gruppo con il sorriso compiaciuto sulle labbra fini e Com'è bella la gioventù, diceva e infilava la punta del piede nella sabbia calda, si guardava l'alluce, guardava di sbieco qualcuna, e quant'è bella la gioventù, diceva scuotendo la testa piena di capelli neri tinti, gli occhiali da vista con le lenti scure, la schiena curva, un costume a calzone, il pelo sul petto, le costole in fuori e le mani nascoste.

Un segnapunti ci serve. Lasciamolo fare, decise il gruppo.

E il vecchio che passava sul mare, seguiva il gruppo con il sorriso compiaciuto sulle labbra fini e Com'è bella la gioventù, diceva e infilava la punta del piede nella sabbia calda, si guardava l'alluce, guardava di sbieco qualcuna e quant'è bella la gioventù, diceva scuotendo la testa piena di capelli neri tinti, gli occhiali da vista con le lenti scure, la schiena curva, un costume a calzone, il pelo sul petto e le costole in fuori, senza mai le mani: sedette sul muretto a segnare i punti.

Tutti ruotavano attorno al tavolo con le racchette. In tanti, troppi, e chi sbagliava se la prendeva con il vicino che non s'era spostato per farlo tirare, ed era quel tempo che alle donne crescevano i seni e il sedere e i maschi cercavano di toccare e capire perché a loro invece no.

Il topo mancava le palle una dopo l'altra e dopo la terza non poteva giocare.

Hai mancato la seconda disse il vecchio, seduto sul muretto, piegato su di sé, le ciabatte di gomma ai piedi, le gambe accavallate e le mani sotto le ascelle.

Ettré, gridò il segnapunti, il vecchio.

Il topo con il suo muso a punta, gli incisivi sporgenti, gli occhi tondi che teneva strizzati contro il sole, piccola e abbronzata, con il suo correre senza posa tra un ombrellone e l'altro a schivare le trappole, chissà che trappole, chissà dove, che solo lei vedeva, e aveva messo le forme di donna, un seno e un sedere ritto e come l'anno prima non perdeva volentieri per via del suo caratterino, buttò la racchetta sul piazzale.

Via. Lontano dal giro che continuò a ruotare.

L'hai rotta topo, disse il vecchio seduto sul muretto, piegato su di sé, le ciabatte di gomma, le gambe accavallate e le mani sotto le ascelle. Una racchetta così bellina come te, e guarda. Te l'aggiusto io. Strisciò giù dal muretto per raccattarla prima che il topo potesse arrivarci e con uno scatto indietro tornò a sedere, le gambe aperte e tra le mani la racchetta spaccata in due.

Dammela, è mia, disse il topo.

Vieni a prenderla, il segnapunti.

Non so dire come il topo volò tra le gambe del vecchio ed ebbe le sue mani sudate che le viaggiavano sul corpo nuovo e le forme di donna, un seno e un sedere, bloccata da un braccio sotto al collo. E non so dire come il topo pensò a quel che succedeva con tutti vicini, senza che nessuno potesse vedere, guardare, o cercarla perché era li, dove tutti sedevano all'uscita del giro. Certo posso dire che il topo con il suo muso a punta, gli incisivi sporgenti e gli occhi tondi che teneva strizzati contro il sole, piccola e abbronzata, con il suo correre senza posa tra un ombrellone e l'altro, a schivare le trappole, chissà che trappole, chissà dove, che solo lei vedeva, e aveva messo le forme di donna, un seno e un sedere, e indossava di diritto un pantaloncino soltanto per il giro, era lì, presa da quelle mani... e in una di quelle, la destra o la sinistra, affondò gl'incisivi e morse, morse come per tagliare una corda, e continuò finché non sentì il sangue in bocca. Non seppe capire perché il vecchio non gridasse, per nascondersi forse, o perché aveva detto Segno io il punto? e volesse restare coerente con quelle parole, il vecchio che spesso passava sul mare, spesso seguiva il gruppo con il sorriso compiaciuto sulle labbra fini e Com'è bella la gioventù, diceva e infilava la punta del piede nella sabbia calda, si guardava l'alluce, guardava di sbieco qualcuna e la seguiva con lo sguardo, e quant'è bella la gioventù, diceva, scuotendo la testa piena di capelli neri tinti, gli occhiali da vista con le lenti scure, la schiena curva, un costume a calzone, il pelo sul petto e le costole in fuori.

Non so dire quando il vecchio fuggì lontano verso le onde e tra gli ombrelli, dove c'erano infinite trappole nascoste, saltando come un ranocchio fuori dall'acqua che va a cercarla per tuffarsi e sentirsi al riparo.

Il topo fu riammesso al giro perché il Sussi aveva barato, e con mezza racchetta soltanto ricominciò a girare e a colpire la palla.

 

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